Il Sud senza assistenzialismo e sviluppo
Cattive notizie a Mezzogiorno: le formiche di Tommaso Fiore sono ancora prigioniere di un format assistenzial-clientelare del “secolo breve” che pure tanti attacchi relativistici ha subìto in questi anni orribili. Masse critiche sempre più disperate chiedono ai politici di riformattare i file del ‘900 storicizzati come “ammortizzatori sociali”, mentre la community delle piccole e medie imprese arranca, esige il ripristino degli interventi a “pioggia”.
Al di là di analisi gratificanti e autoassolutorie, pressate di qua dalla recessione e dalla globalizzazione e di là dall’eredità del debito pubblico, il risanamento e i patti (faustiani) di stabilità, la Seconda Repubblica ha rottamato i suddetti paradigmi. Così oggi il Sud non ha l’assistenzialismo né lo sviluppo: per cui chi fa impresa, resiste sulla barricata, e senza delocalizzare, è un eroe.
L’ossimoro è palese, anzi, solare: il tempo s’è fermato e Cristo è sempre a Eboli, anzi, a due passi, a Ceppaloni. Il paese dei Mastella surroga tutte le icone del sub-continente, pregno d’un affollamento semantico che piacerebbe a Lacan e Habermas. Qui avviene quel che accade ovunque nel Regno delle Due Sicilie. E’ bene? E’ male?
Ognuno lo valuti a ragione della propria formazione politico-culturale. Se diamo per scontato il postulato, dobbiamo credere ai Mastella che cadono dalle nuvole, perché la loro “morale” è quella di tutti i politici meridiani, quando dicono di avere le mani pulite, di avere solo aiutato, “segnalato” - con altri politici d’ogni partito - all’Arpa bisognosi che hanno bussato al loro uscio. Ironia della sorte: proprio nei giorni in cui Tremonti e Berlusconi elevano peana al posto fisso relativizzando, di riflesso, i “dogmi” di ieri: precarietà, mobilità, flessibilità selvagge.
Ascoltata al tavolo di un ristorante milanese dove cenano un politico padano e uno meridiano. Dice il primo:”Io nei week-end prendo la famiglia e vado in montagna”. “E io – replica l’altro – lo passo a fare segreteria, in famiglia sto solo la domenica pomeriggio”. Il nordista non ci crede, ma è proprio così: ci sono politici meridionali che ricevono gente alle 6 del mattino, di sabato e domenica, d’inverno.
Al Nord chiedono servizi, infrastrutture, al Sud lavoro: e allora? La recessione ha rafforzato il mito del posto fisso. Perciò i clientes (attivi già sotto l’Im-pero) bussano all’uscio della signora Sandra Mastella. Tutti i politici del Sud, d’ogni colore, sanno che il consenso si costruisce anche così. Specie in tempi di rigore e turn-over bloccato nella Pa. Solo ipocriti e moralisti lo negano e ficcano la testa nella sabbia, come gli struzzi (occhio proto). Ceppaloni non è su Orione ma la “capitale” del Regno dei Borboni. Le toghe in quale Italia vivono?
Tratto da foggiaweb.it



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