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Nordbarese e Gargano ecco l’esercito degli «invisibili»

Submitted by giovanni on Lunedì, 18 Gennaio 2010No Comment

ecco l'esercito degli «invisibili»

Sono considerati i nuovi «schiavi»: occupano abusivamente mucchi di pietre pericolanti che alcuni si ostinano a chiamare case, vivono al buio e senza acqua corrente e servizi, si spostano, invisibili, a piedi su strade pericolose, mettendo ulteriormente a rischio la propria vita.

Tra il Nord Barese ed il Gargano sono circa 4500 le persone migranti potenzialmente vittime di tratta e sfruttamento nei luoghi in cui svolgono le loro attività.

È quanto emerso da «Le città Invisibili», il progetto promosso per il quarto anno consecutivo dalla Regione Puglia che ha visto la cooperativa sociale Comunità Oasi 2 tra gli enti attuatori, impegnata in un lavoro capillare nelle campagne di tutta la Puglia nord, a fianco di centinaia di immigrati, invisibili ai più, ma fondamentali per l’economia e per il settore agricolo.

Immigrati spesso sfruttati e costretti in una condizione di inumanità. «Non sono tutti clandestini - spiega Mariella D’Angelo, responsbile della sezione unità di strada della Cooperativa sociale Oasi 2 “S.Francesco” di Trani - ma il più delle volte persone che la crisi economica ha gettato non solo in una condizione di maggiore precarietà economica ma anche di irregolarità: se non hai un lavoro non hai neanche un permesso di soggiorno.

Se non hai un permesso di soggiorno sei più vulnerabile e più sfruttabile perché senza documenti non puoi chiedere che i tuoi diritti siano rispettati».

Delle 4500 presenze stimate, un buon 40% insistono sul territorio del Sud Foggiano mentre il 22.25% nel Nord Barese dove si assiste alla compresenza del fenomeno dello sfruttamento sessuale sulle statali e dello sfruttamento lavorativo in agricoltura. I mesi che vanno da gennaio a marzo coincidono con la campagna olivicola nel Nord Barese (Terlizzi, Andria, Corato) e quindi, per questa ragione, una maggiore concentrazione di migranti su questi territori. Sin da aprile invece cominciano gli arrivi dei cittadini stranieri nei comuni della sesta Provincia, nelle zone di Cerignola e nelle campagne di Rignano Garganico per la raccolta dei pomodori.

«Le presenze più significative nel Nord Barese - commenta Antonella De Benedittis della direzione dell’ Oas2 - si registrano nei comuni di Andria e di Terlizzi: nelle campagne di Andria registriamo una presenza di circa 170 presenze, in maggioranza sudanesi, rumeni emaghrebini.

Nelle vicinanze di Terlizzi la presenza più significativa è relativa a sudanesi, eritrei e maghrebini, circa 120 persone. Si tratta di migranti, nella maggioranza dei casi titolari di permessi di soggiorno come rifugiati e per asilo politico, spesso anche titolari di permessi di soggiorno per un lavoro che però, a causa della crisi economica, hanno perso.

Migranti che vivono nelle campagne, in casolari dismessi, in condizioni inumane, esposti alle intemperie eppure funzionali, con la loromanodopera a bassissimo costo, all’economia agricola locale».

Più di loro, così come la Gazzetta ha denunciato più volte, vivono in angusti locali, senza elettricità e in condizioni precarie di sicurezza ed igiene. Tra i nuovi «schiavi», purtroppo, ci sono anche diversi bambini che vivono, insieme ai loro genitori, in precarie condizioni, costretti a spostarsi da una zona all’al - tra dell’Italia, in base alle colture e alle stagioni, sempre alla ricerca di un lavoro.

«I dati che abbiamo raccolto - continua la De Benedittis - non sono certo definitivi. Il fenomeno potrebbe essere ancora più grave visto che la mappatura continua ad essere complessa visto che le nostre unità di strada sono costrette a muoversi nelle campagne della BAT, del foggiano e del barese, su viottoli e strade impervie e sconosciute, che conducono a “villaggi” fantasma e accampamenti insospettati, dove centinaia di persone vivono per alcuni periodi dell’anno in situazioni di grave marginalità, spesso di violenza e gravissimo sfruttamento e dove piccoli gruppi di persone, anche con la presenza di minori, continua a vivere tutto l’anno anche durante i mesi freddi quando le condizioni abitative certo non cambiano ma si accentuano quei disagi come la mancanza di acqua ma anche la mancanza di abbigliamento adeguato alla stagione fredda o alla mancanza di coperte».

Tratto da foggiaweb.it

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