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Monte Sant’Angelo. - “Non c’è sangue del ragazzo nel box dell’indagato”

Submitted by giovanni on Lunedì, 30 Novembre 2009No Comment

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Sulla scomparsa di Alessandro Ciavarrella, il 17enne di Monte che manca da casa dall’11 gennaio scorso, si aprirebbe uno scenario nuovo che ribalterebbe l’ipotesi finora affacciata (quella che il giovane sarebbe stato ucciso in un garage del centro garganico, di proprietà di una delle tue persone attualmente indagate).

I risultati sui reperti rilevati dagli esperti nel locale sarebbero stati depositati e resi noti addirittura lo scorso 18 settembre, risultati che allontanerebbero, non solo l’ipotesi della morte di Alessandro, ma escluderebbero anche ogni responsabilità da parte da parte degli indagati sui quali -come ricorda il loro legale, Angelo Rinaldi - è stata scatenata una sorta di gogna mediatica, al punto di aver dato per accertato l’omicidio del giovane Ciavarrella e la colpevolezza dei suoi assistiti.

Lo stesso avv. Rinaldi ricorda che presso il tribunale di Foggia c’è stato un incidente probatorio nel corso del quale i periti (due docenti dell’Università di Bologna) hanno riferito dei risultati sui reperti rilevati dai Ris di Roma e Messina nel box, esiti che, anche se non ufficializzati dagli inquirenti, sono noti ai famigliari di Alessandro e agli indagati. L’informazione sulla vicenda data al pubblico - sottolinea il legale - attraverso le dichiarazioni dei parenti dello scomparso, gli articoli giornalistici pubblicati ecc risulta, a questo punto, palesemente forzata, forviante, incompleta e, cosa peggiore, in molti casi falsa.

Diffondere pubblicamente una ipotesi investigativa, tale da prospettarla come certa ed appurata, ha prodotto un travisamento della realtà, facendo apparire un’ipotesi come realmente accaduta quando, invece, non lo è affatto, così come emerge dallo sviluppo delle indagini. Per l’avv. Rinaldi non solo non è neppure vero il rinvenimento di tracce di sangue all’interno del garage, ma che gli indagati, per loro stessa ammissione, avrebbero avuto un appuntamento con

Alessandro in tale luogo; inoltre, che il movente dell’omicidio sarebbe individuabile nelle maldicenze dello scomparso nei confronti di uno degli indagati, e che tutto questo era confermato dai verbali dei carabinieri e dalle confidenze ricevute dagli stessi, è frutto di pure farneticazioni che non trovano alcun riscontro nei fatti finora accertati.

Tanto per citare un esempio: «gli accertamenti tecnici sul Dna di cui si è tanto parlato a sproposito, sono stati richiesti proprio dagli indagati e ciò, evidentemente per dimostrare l’infondatezza della ipotesi secondo cui il Ciavarrella sia stato ucciso all’interno del garage di proprietà di uno degli indagati, circostanza questa completamente sottaciuta», precisa il legale.

Emblematica - per l’avv. Rinaldi - è l’accusa mossa da una delle sorelle di Ciavarrella nei confronti del sindaco di Monte, di non essere a conoscenza degli sviluppi delle indagini, come se il primo cittadino avesse il dovere ed il potere di informarsi su fatti oggetto di indagini ancore in corso e, pertanto, coperte dal segreto istruttorio, quando, poi, paradossalmente sono gli stessi famigliari ad essere volutamente disinformati, visto che gli esami del Dna si sono conclusi da diversi mesi ed i suoi esiti, favorevoli agli indagati, sono noti da tempo.

È chiaro, allora, che di fronte a questo gioco al massacro innescato per ottenere solo visibilità pubblica, ci si dimentica, forse, che l’interesse di tutto dovrebbe essere quello di approdare alla verità e non quella di gettare fango in aria, è ancora il pensiero del legale.

Nessuno, purtroppo, sa cosa sia successo davvero ad Alessandro Ciavarrella: si sono formulate ipotesi, si sono raccolti elementi, tutti al vaglio degli inquirenti, e saranno i giudici ad accertare, nella giusta sede, lo svolgimento dei fatti ed eventuali responsabilità per cui ci si augura, conclude il legale, da parte dei parenti di Alessandro Ciavarrella, una maggiore cautela e prudenza nel rispetto delle persone, nel rilasciare interviste e dichiarazioni.

Tratto da foggiaweb.it

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