Sei ancora alla ricerca di un Hotel sul Gargano?
headline »
Ven, 30/04/10 – 1:28 | No Comment

Nella sezione dedicata agli hotel di Nel Gargano.com potrai trovare tutte le informazioni per organizzare al meglio la tua vacanza.
Parti subito visitando la pagina hotel gargano, avrai così accesso ad un vasto database grazie al …

Read the full story »
Attualità

Attualità sul Gargano, notizie che riguardano il territorio e informazioni aggiornate quotidianamente.

Cultura e Spettacolo

Il Gargano è da sempre una terra ricca di storia, tradizione e cultura. Informazioni su eventi di rilievo culturale in programmazione sul Gargano.

Curiosità

Notizie di vario genere, curiosità sulle tradizioni, usi e costumi del Gargano.

Eventi

Gli eventi del Gargano, perchè il Gargano non è solo estate. Tutto il calendario degli eventi in programmazione sul Gargano.

News

Notizie sul Gargano di vario genere. Informazioni quotidiane sul territorio Garganico.

Home » Isole Tremiti

Isole Tremiti

Submitted by giovanni on Domenica, 1 Febbraio 2009No Comment

Isole Tremiti, le perle dell’Adriatico - Gargano

Definite le perle dell’Adriatico, le ISOLE TREMITI, sono formate da 5 isole diverse tra loro sia di grandezza che di bellezza; SAN NICOLA, SAN DOMINO, CAPRAIA, CRETACCIO, sono le isole principali che formano l’arcipelago, e distante da questi di 11 miglia ce’ L’ISOLA DI PIANOSA.

Le ISOLE TREMITI fanno parte del Parco Nazionale del Gargano. Il suo comune conta circa 420 abitanti. Le ISOLE TREMITI amministrativamente appartengono a Foggia, e nel 1989 sono diventate riserva marina. Le ISOLE TREMITI, insieme alla meravigliosa FORESTA UMBRA sono per eccellenza le mete turistiche più visitate ed apprezzate del Gargano. Le sue acque hanno più volte avuto il riconoscimento della celebre BANDIERA BLU, prestigioso premio della FOUNDATION FOR ENVIRONMENTAL EDUCATION, istituita nel 1987, anno europeo per l’ambiente, la campagna curata nei vari Paesi dalla FEE. La Bandiera Blu delle spiagge si assegna per: qualità delle acque, qualità della costa, servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale.

Il clima delle ISOLE TREMITI è tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati calde. I venti che attraversano LE ISOLE TREMITI sono provenienti dal 2°(levante, scirocco), e dal 4° quadrante (ponente, maestrale, tramontana). Abitate fin dall’antichità IV-III secolo a.c. furono soprattutto un luogo di conflitto. Una leggenda racconta che nacquero per mano di Diomede, il quale gettò tre sassi in mare, che divennero poi isole ( SAN DOMINO, SAN NICOLA, CAPRAIA). Secondo la leggenda, Diomede vagò per l’arcipelago per molti anni, per poi finire i suoi giorni sull’isola di SAN NICOLA. E’ presente tutt’ora una tomba su quest’isola di epoca ellenica che viene indicata come la tomba di Diomede.

Le ISOLE TREMITI sono luoghi pieni di magia, superstizione e leggende. Una leggenda racconta che gli amici e compagni di viaggio di Diomede fossero stati trasformati in uccelli per vendetta da Afrodite. Un’altra leggenda è legata allo “scoglio della vecchia” dove di notte, durante i temporali, si può udire la vecchia strega urlare. Altre storie si narrano sull’Isola di Cretaccio. Si narra che il fantasma di un detenuto fuggito dalle prigioni delle isole Tremiti, in seguito riacciuffato e decapitato su quest’isola, vaghi sugli scogli nelle notti di bufere con la sua testa in mano. O ancora si parla di un eremita, che nel 312 d.c. scelse l’isola di SAN NICOLA come luogo di ritiro e di preghiera. Si racconta che la Madonna venne in sogno all’eremita e gli disse che sull’isola di SAN NICOLA c’era un tesoro ”il tesoro di Diomede” e che il suo compito era quello di scavare dove ella gli diceva e prendere il tesoro, in seguito in quello stesso punto con i soldi del tesoro l’eremita avrebbe dovuto costruire una chiesa dedicandola alla VERGINE MARIA. Il monaco eremita forse per paura che fosse stata una visione diabolica fece finta di nulla, ignorando le indicazioni della Madonna. In seguito la madonna gli venne di nuovo in visione ed il monaco eremita cedette e trovò il tesoro. In quel luogo costruì come gli era stato ordinato una chiesa per la VERGINE MARIA. In poco tempo l’isola si riempì di cercatori d’oro in preda alla follia e l’eremita chiese quindi aiuto al Papa. Il Papa affidò l’isola governandola e proteggendola in mano all’ordine di SAN BENEDETTO.

SAN DOMINO

La più grande delle isole è SAN DOMINO, detto “orto di paradiso”, per il suo paesaggio formato da una vastissima varietà di fiori di ogni specie e colore e dai boschi d’Aleppo. L’isola si estende per 207 ettari, di altezza 116 m, sviluppo costiero 2.600 m, in vetta potrete trovare la cappella del eremita. Le acque sono pure e cristalline e spumose verso gli scogli. I più conosciuti sono quello dei Pagliai e quello del’Elefante (il nome deriva dal suo aspetto). Le spiagge di SAN DOMINO sono quelle di CALA DELLE ARENE, la spiaggia sotto i Pagliai (con cui ci si arriva solo via mare), CALA MATANO. Effettuando l’escursione delle isole in barca, attorno a SAN DOMINO potrete ammirare le grotte del BUE MARINO, DELLE RONDINELLE, e la grotta DELLE VIOLE. isola di Caprara; Dopo SAN DOMINO, L’ISOLA DI CAPRARA( O CAPRAIA), è la seconda per estensione. Vasta 45 ettari, lunga 1600 metri, con uno sviluppo costiero di 4700 metri, su quest’isola vi potrete trovare un opera di architettura naturale di grande fama, infatti è stata scenario di molti spot pubblicitari romantici, “l’ARCHITIELLO”. Arco roccioso di 6 metri d’altezza e con l’interno di un invaso multi colorato ed ampio.

SAN NICOLA

E’ un isola che ha racchiuso storia e cultura, leggende e poesia. Detta “Isola Madre”, prende il suo nome da una cappella costruita dal nome del santo che facendo il marinaio era sbarcato qui. L’ isola di SAN NICOLA è stata abitata per molti secoli. Su quest’isola si possono trovare moltissime architetture importanti ed antiche di valore inestimabile, specie nella chiesa di SANTA MARIA A MARE. Alla CHIESA DI SANTA MARIA A MARE, ci si arriva salendo su l’unica scalinata dell’isola. Fu costruita nel 1473 in perlinato svevo, poi restaurata dai Borboni nel 1792. In stile romantico, possiamo ammirare il portale. La statua della Madonna con il Bambino in braccio ha un colore del viso bruno, probabilmente proveniente da COSTANTINOPOLI. Patrona dell’isola, la processione di SANTA MARIA A MARE è il 15 agosto. Nella facciata della chiesa potrete vedere i segni dei cannoni inglesi scagliati sull’isola nel 1807. All’ interno ci sono le statue di SAN PAOLO, SAN PIETRO, SAN GIOVANNI, SAN AGOSTINO. Questa chiesa è piena di valori inestimabili, sia architettonici, che artistici. La croce lignea, il polittico ligneo, l’affresco della MARIA VERGINE, le quattro diomedee. Il centro abitato di SAN NICOLA si chiama corso DIOMEDE. Questo nome deriva da una delle mille leggende riguardanti l’isola di SAN NICOLA. Sull’isola di SAN NICOLA fu eretto un sepolcro a Tholos, e, sempre su quest’isola, fu relegata ed esiliata Giulia, la nipote dell’imperatore Augusto. L’isola di San Nicola divenne in passato luogo di deportazione, grazie a Federico I di Borbone e poi in seguito ai Sabaudi e poi dai fascisti. Portavano qui i loro detenuti e famiglie intere con bambini, anche se non erano dello stesso stato politico. Ci furono tantissimi morti sulle ISOLE TREMITI anche per via d’epidemia, il Tifo Petecchiale, che portò alla morte di tantissime persone recluse. I loro corpi furono seppelliti al “CAMPO DI MARTE”, che si trova su quest’isola. Fu costruito un monumento in bronzo in memoria di tutti coloro che qui in quest’isola vi persero la vita. Qui fu esiliato nel 780 da Carlo Magno, Paolo Diacono, che in seguito riuscì a fuggire. In cima all’isola c’è un architrave in pietra, con una scritta incisa che dice “COTERET E CONFRIGET”,”SPEZZERA’ E STRITOLERA’ CHI VARCHERA’ LA SOGLIA”.

PIANOSA

L’isola di PIANOSA, cuore del Parco Marino, deve il suo nome dalla sua forma pianeggiante. L’isola è formata da rocce, il terreno è secco ed è alta 15 metri, la si può vedere solo da vicino. Estesa 11.4 ettari, con uno sviluppo di costa di 1.700 chilometri. Ha dei fondali profondi. PIANOSA viene a volte attraversata da onde enormi, che scavano nel loro cammino pozze profondi di acqua contenenti cristalli di sale.

CRETACCIO

l’isola di CRETACCIO ha la forma di una falce. E’ la più piccola delle Isole Tremiti. E’ un’isola disabitata. Misura 3.5 metri, altra 30, nei suoi pressi si trova lo “SCOGLIO DELLA VECCHIA”. Le isole tremiti si possono raggiungere via mare da; RODI GARGANICO (il centro più vicino), TERMOLI, PESCHICI, VIESTE, MANFREDONIA.

Isole Tremiti - Abbazia Santa Maria a Mare

Le origini della chiesa vertono su una leggenda, della quale esistono diverse versioni, che hanno tutte, però, come protagonista un eremita approdato sull’isola di San Nicola nel III secolo d.C..

Il gesuita Padre Guglielmo Gumppenberg[3] riporta che l’eremita, provenuto da un luogo ignoto, elesse l’isola di San Nicola come luogo di romitaggio durante i primi secoli del Cristianesimo. La santità dell’uomo fu premiata con una visione della Vergine Maria, che, dopo aver rassenerato l’uomo atterrito dall’evento, gli ordina di costruire un maestoso tempio in suo onore. L’eremita, dedito più alla contemplazione che all’operare, rimase titubante davanti all’incarico di assumere il peso di tanto lavoro, pensando anche alla sua povertà e a quelle delle isole che lo ospitavano.

Allora la Madonna gli indicò un luogo dove scavare per procurarsi i tesori necessari al compimento dell’opera affidata al sant’uomo. L’uomo non scavò per troppo tempo che ritrovò un’iscrizione sepolcrale, dietro la quale si celavano incredibili ricchezze, degne di un re. La leggenda vuole che questo sepolcro altro non fosse che la mitica sepoltura dell’eroe omerico Diomede. L’eremita prelevò dal tesoro il necessario alla costruzione di un sontuoso e magnifico edificio, obbedendo così alla volontà mariana.

La leggenda viene riportata con maggiori particolari dalla Cronica Istoriale di Tremiti, scritta da don Benedetto Cocorella alla fine del ‘500, ad iniziare dalla data di approdo dell’eremita sull’isola di San Nicola, che viene indicata intorno al 312 d.C..

In questo caso l’apparizione mariana al sant’uomo, molto devoto alla Madonna, avvenne una notte mentre l’eremita era assorto in preghiera. La Vergine richiese all’uomo di edificare in quella terra rocciosa circondata dal mare che aveva scelto come dimora un magnifico tempio in suo onore per poter concedere grazie a chi si sarebbe recato per pregare e richiedere la sua protezione.

L’uomo, invaso di immensa gioia per il santo privileggio, restò comunque perplesso e meditabondo, tanto da portare la Vergine a domandargli il motivo di questo stato. La risposta fu che lui viveva nella completa povertà e per edificare un santuario occorrevano invece ingenti ricchezze. La Madonna invitò l’uomo a scavare nei paraggi del luogo dell’apparizione. L’eremita obbedì all’invito appena fatto giorni, e dopo giorni di dura fatica rinvenne in una spelonca molti oggetti preziosi. Ringraziata la Madonna, l’uomo si imbacò sulla sua barchetta, confidando nel mare calmo, nella giornata di sole e nella Divina Provvidenza.

Il sant’uomo, secondo la cronaca, fu rapito da un sogno dolce e ristoratore e uno zefiro soave lo sospinse fino alla lontana Costantinopoli, dove sbarcò il giorno seguente. Qui trovò, pronta agli ormeggi, una nave carica di tutto il materiale necessario alla costruzione. La nave imbarcava anche operai edili, con i quali l’eremita riuscì a costruire la cappella dedicata alla Madonna.

L’uomo una volta terminata la costruzione del tempio non ritenne il suo compito concluso e si impegnò a diffondere la devozione mariana tra i pescatori, mercanti e tutti gli altri che approdavano nella rada dell’arcipelago durante il cattivo tempo. Questi, nel ritornare a casa parlavano delle meraviglie viste ed udite, tanto che in breve tempo si sparse la fama dell’eremita e della chiesa da lui edificata ed altri eremiti raggiunsero l’isola.

La Cronica continua dicendo che dopo circa sei secoli i pochi eremiti rimasti sull’isola erano tutti ormai molto vecchi, e i monaci dell’Ordine di San Benedetto venuti a conoscenza delle meraviglie del luogo e desiderosi di aprire un loro cenobio in un luogo tanto solitario e propizio alla vita ascetica sostituirono i pochi eremiti rimasti con l’approvazione papale.

I benedettini

Secondo il Chartularium Tremitense il primo centro religioso fu edificato nel territorio delle isole adriatiche nel IX secolo ad opera dei benedettini come dipendenza diretta dell’abbazia di Montecassino. Si presuppone che nei primi tempi i monaci cassinesi vissero in povertà.

Certo è che nell’XI secolo il complesso abbaziale raggiunse il periodo di massimo splendore, aumentando a dismisura possedimenti e ricchezze, cosa che portò alla riedificazione da parte dell’abate Alderico della chiesa con consacrazione nel 1045 effettuata dal vescovo di Dragonara.

La magnificenza di questo periodo è testimoniata dalla presenza tra le mura del monastero di ospiti illustri, tra i quali Federico di Lorena (futuro papa Stefano IX) e di Dauferio Epifani (futuro papa Vittore III) e da una bolla di Alessandro IV del 22 aprile 1256 in cui viene confermata la consistenza dei beni posseduti dalla comunità monastica.

L’intero complesso rimase un possedimento dell’abbazia di Montecassino per circa un secolo, nonostante le pressanti richieste di autonomia e le proteste dei religiosi tremitesi.

Nel XIII secolo, oramai svincolata dal monastero cassinese, aveva possedimenti in terraferma dal Biferno fino alla cittadina di Trani. Secondo le cronache dell’epoca le tensioni mai assopite con il monastero laziale e i frequenti contatti con i dalmati, invisi alla Santa Sede, portarono i monaci del complesso a una decadenza morale che spinse nel 1237 il cardinale Raniero da Viterbo ad incaricare l’allora vescovo di Termoli di sostituire l’ordine di San Benedetto con i Cistercensi alla guida dell’abbazia.

I cistercensi

In seguito Carlo I d’Angiò munisce il complesso abbaziale di opere di fortificazione. Nel 1334 l’abbazia fu depredata dal corsaro dalmata Almogavaro e dalla sua flotta, i quali trucidarono i monaci mettendo fine alla presenza cistercense nell’arcipelago.

Nel 1412, in seguito a pressioni e lettere apostoliche, e su diretto ordine di Gregorio XII, dopo il rifiuto di diversi ordini religiosi, una piccola comunità di Lateranensi, proveniente dalla chiesa di San Frediano in Lucca e guidata da Leone da Carrara si trasferì sull’isola per ripopolare l’antico centro religioso.

I Lateranensi restaurarono il complesso abbaziale, ampliandone inoltre le costruzioni, soprattutto con la realizzazione di numerose cisterne ancora oggi funzionanti ed estesero i possedimenti dell’abbazia sul Gargano, in Terra di Bari, Molise e Abruzzo.

Nel 1567 l’abbazia-fortezza di San Nicola riuscì a resistere agli attacchi della flotta di Solimano il Magnifico.

L’abbazia fu soppressa nel 1783 da re Ferdinando IV di Napoli che nello stesso anno istituì sull’arcipelago una colonia penale. Nel periodo napoleonico l’arcipelago fu occupato dai murattiani che si trincerarono all’interno della fortezza di San Nicola resistendo validamente agli assalti di una flotta inglese. Di questi attacchi sono visibili ancora oggi i buchi delle palle di cannone inglesi sulla facciata dell’abbazia.

tratto da wikipedia www.wikipedia.it

Isole Tremiti - L’Abbazia di San Nicola

Abitate già in antichità (IV-III secolo a.C.) le isole per secoli furono soprattutto un luogo di confino. In epoca romana l’imperatore Augusto vi relegò la nipote Giulia che dopo vent’anni di soggiorno forzato ivi morì. Nel 780 Carlo Magno vi esiliò Paolo Diacono che, però, riuscì a fuggire.

La storia dell’arcipelago non è però solo legata agli esiliati, più o meno illustri, che qui furono confinati, ma soprattutto alle vicende storiche, politiche ed economiche dell’abbazia di Santa Maria a Mare (definita da Émile Bertaux la Montecassino in mezzo al mare) Secondo il Chartularium Tremitense il primo centro religioso fu edificato nel territorio delle isole adriatiche nel IX secolo ad opera dei benedettini come dipendenza diretta dell’abbazia di Montecassino. Certo è che nell’XI secolo il complesso abbaziale raggiunse il periodo di massimo splendore, aumentando a dismisura possedimenti e ricchezze, cosa che portò alla riedificazione da parte dell’abate Alderico della chiesa con consacrazione nel 1045 effettuata dal vescovo di Dragonara. La magnificenza di questo periodo è testimoniata dalla presenza tra le mura del monastero di ospiti illustri, tra i quali Federico di Lorena (futuro papa Stefano IX) e di Dauferio Epifani (futuro papa Vittore III) e da una bolla di Alessandro IV del 22 aprile 1256 in cui viene confermata la consistenza dei beni posseduti dalla comunità monastica. L’intero complesso rimase un possedimento dell’abbazia di Montecassino per circa un secolo, nonostante le pressanti richieste di autonomia e le proteste dei religiosi tremitesi. Nel XIII secolo, oramai svincolata dal monastero cassinese, aveva possedimenti in terraferma dal Biferno fino alla cittadina di Trani. Secondo le cronache dell’epoca le tensioni mai assopite con il monastero laziale e i frequenti contatti con i dalmati, invisi alla Santa Sede, portarono i monaci del complesso a una decadenza morale che spinse nel 1237 il cardinale Raniero da Viterbo ad incaricare l’allora vescovo di Termoli di sostituire l’ordine di San Benedetto con i Cistercensi alla guida dell’abbazia. In seguito Carlo I d’Angiò munisce il complesso abbaziale di opere di fortificazione. Nel 1334 l’abbazia fu depredata dal corsaro dalmata Almogavaro e dalla sua flotta, proveniente dalla città dalmata di Almissa i quali trucidarono i monaci mettendo fine alla presenza cistercense nell’arcipelago. Nel 1412, in seguito a pressioni e lettere apostoliche, e su diretto ordine di Gregorio XII, dopo il rifiuto di diversi ordini religiosi, una piccola comunità di Canonici Lateranensi, proveniente dalla chiesa di San Frediano in Lucca e guidata da Leone da Carrara si trasferì sull’isola per ripopolare l’antico centro religioso. I Lateranensi restaurarono il complesso abbaziale, ampliandone inoltre le costruzioni, soprattutto con la realizzazione di numerose cisterne ancora oggi funzionanti ed estesero i possedimenti dell’abbazia sul Gargano, in Terra di Bari, Molise e Abruzzo. Nel 1567 l’abbazia-fortezza di San Nicola riuscì a resistere agli attacchi della flotta di Solimano il Magnifico. L’abbazia fu soppressa nel 1783 da re Ferdinando IV di Napoli che nello stesso anno istituì sull’arcipelago una colonia penale. Nel periodo napoleonico l’arcipelago fu occupato dai murattiani che si trincerarono all’interno della fortezza di San Nicola resistendo validamente agli assalti di una flotta inglese (anno 1809). Di questi attacchi sono visibili ancora oggi i buchi delle palle di cannone inglesi sulla facciata dell’abbazia. In seguito a tale evento, Murat concesse la grazia ai deportati che avevano collaborato alla resistenza contro gli inglesi. Fu così che ebbe fine la prima colonizzazione delle Tremiti, effettuata mediante l’insediamento di delinquenti comuni. Nel 1843 re Ferdinando II delle Due Sicilie con l’intento di ripopolare le isole vi deportò vagabondi e delinquenti comuni dei bassifondi napoletani dando luogo così ad una seconda colonizzazione delle Tremiti. Nel 1911 furono confinati alle Tremiti circa milletrecento libici che si opponevano all’occupazione coloniale italiana. A distanza di un anno circa un terzo di questi erano morti. In epoca fascista l’arcipelago continuò a svolgere la sua funzione di confino, ospitando tra l’altro anche il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini e Amerigo Dumini. Nel 1932 l’arcipelago divenne comune autonomo con la denominazione di Comune di Isole Tremiti.

tratto da wikipedia www.wikipedia.it

Isole Tremiti, le perle dell’Adriatico - Curiosità

L’arcipelago ha legato nel corso dei millenni il suo nome ha quello dell’eroe acheo Diomede, tanto che in antichità le isole furono chiamate isole Diomedee (Insulae Diomedeae)

La leggenda vuole che nacquero per mano di Diomede, quando gettò in mare tre giganteschi massi (corrispondenti a San Domino, San Nicola e Capraia) portati con sé da Troia, e misteriosamente riemersi sotto forma di isole. Qui l’eroe approdato, ebbe il primo contatto con la Daunia, prima di sbarcare sul Gargano, nei pressi di Rodi alla ricerca di un terreno più fecondo, peregrinando per la regione dauna e unendosi in matrimonio con la figlia (Euippe, secondo alcuni Drionna, secondo altri Ecania) di Dauno, re dei Dauni. Una variante di questo mito, con meno basi epiche, vuole che i tre massi fossero avanzati dal carico che l’eroe omerico aveva utilizzato per tracciare i confini del suo nuovo regno, la Daunia, quindi con collocazione dell’episodio già dopo il matrimonio con Euippe. Ma la leggenda non vuole solo la nascita delle Tremiti legata a Diomede, ma annoda anche la morte di questi all’arcipelago pugliese

Molte narrazioni diverse tra loro sono accomunate dal collocare il luogo della scomparsa dell’eroe nelle isole dell’Adriatico. Alcune parlano della morte avvenuta in seguito ad un naufragio, ma la versione più comune della leggenda narra del ritiro di Diomede, insieme ai suoi compagni, sull’arcipelago dove l’eroe andrà incontro alla morte. Sull’isola di San Nicola vi è una tomba di epoca ellenica chiamata ancora oggi la tomba di Diomede. Particolare interessante della leggenda riguarda le diomedee (che i tremitesi chiamano arenne), caratteristici uccelli che popolano le falesie e le scogliere dell’arcipelago. Infatti si vuole che questi uccelli, dal nome riconducibile all’eroe greco, siano i compagni di quest’ultimo trasformati da Afrodite per compassione (secondo varie versioni, tra cui quella di Dionisio di Alessandria) o per vendetta (secondo Virgilio). In quest’ultima versione la metamorfosi dei compagni dell’acheo non è collegata alla morte dell’eroe, ma ai contrasti di questo con la dea Afrodite. La versione non virgiliana, che è anche quella più narrata, vuole invece che la dea per compassione verso il dolore dei compagni di Diomede li abbia trasformati in uccelli, appunto le diomedee, che con i loro garriti (simili ai vagiti di un bimbo), soprattutto notturni, continuano a piangere affranti la scomparsa del loro condottiero. Il Tesoro di “Diomede” il tipico paesaggio delle isole Tremiti in una foto d’atmosfera Un’altra leggenda legata all’arcipelago, riportata dalla Cronica Istoriale di Tremiti[5], narra di un eremita che scelse l’isola di San Nicola intorno al 312 d.C. come luogo di ritiro e di contemplazione. Secondo la leggenda, una notte gli apparve in sogno la Madonna indicandogli il luogo in cui doveva scavare per rinvenire un tesoro di monete e monili, il cosiddetto tesoro di Diomede, e di edificare con questi una chiesa in onore della Vergine Maria. La cronaca vuole che l’eremita, o perché temesse l’opera diabolica dietro l’apparizione, o per non abbandonare la meditazione e l’ascesi per improvvisarsi costruttore, ignorò l’invito mariano. Allora la Madonna riapparve al monaco, questa volta «con viso alterato e occhi sdegnati» in segno di rimprovero per l’atto di disobbedienza. In seguito a questa seconda apparizione il monaco superò le sue diffidenze e obbedì agli ordini mariani, ritrovando il tesoro e costruendo con questo un edificio dedicato alla Vergine. Pare che la storia del prodigioso ritrovamento si diffuse in fretta trasformando San Nicola in meta di avventurieri in cerca di tesori, o come riporta la Cronica, di pellegrini che accorrevano per la notizia del miracolo, e l’eremita in difficoltà dovette chiedere l’aiuto del Papa che affidò il governo dell’isola all’Ordine di San Benedetto. Altre informazioni La fantasia popolare ha coronato ogni luogo delle isole di suggestioni. All’isola-scoglio del Cretaccio è legata una leggenda, dalle tinte macabre, che vuole che su di esso si aggiri di notte, soprattutto in concomitanza di bufere, un uomo che regge tra le mani la sua testa, popolando lo scoglio argilloso delle sue urla. Sarebbe il fantasma di un detenuto evaso dalla colonia penale presente un tempo nell’arcipelago, che una volta ricatturato, fu decapitato proprio su quest’isolotto.

Ad arricchire la suggestione si aggiunge la credenza popolare che vuole che sullo scoglio attiguo, chiamato la Vecchia, prima di ogni temporale compaia il fantasma di una vecchia (da cui il nome dello scoglio) intenta a filare. Sarebbe lo spirito di una strega che in epoca remota fu proprietaria dello scoglio. Nelle isole Tremiti la popolazione parla una lingua napoletana (il dialetto ischitano) anziché il dialetto foggiano, parlato nella vicina terraferma: questo è spiegabile in quanto l’isola fu popolata da Ferdinando II nel 1843 con pescatori ischitani e da famiglie di mercanti del Regno delle due Sicilie che continuarono a parlare e a diffondere la lingua d’origine anche a distanza di tempo. Nel 1987 Muammar Gheddafi stupì dichiarando che a suo avviso le Tremiti erano libiche in quanto abitate dai discendenti dei libici qui deportati dal 1911 al 1943. L’affermazione spinse alcuni giornali all’epoca a parlare di pretese territoriali sull’arcipelago da parte di Tripoli anche se probabilmente la frase fu usata dal leader libico sapientemente per ricordare la deportazione dei libici alle Tremiti e in altre isole italiane effettuate soprattutto dal governo Giolitti. Ad onor del vero negli archivi comunali non risultano discendenti dei deportati dalla Libia, anche perché la stragrande maggioranza di loro morì di tifo petecchiale quasi immediatamente dopo l’arrivo nelle isole.

tratto da wikipedia www.wikipedia.it

Isole Tremiti - Feste e Manifestazioni

Assunzione della Beata Vergine Maria, si tiene il giorno di Ferragosto e durano due giorni. La statua viene portata in processione per le strade, e poi su di un peschereccio adattato per l’occasione, in alcuni posti di mare. La processione viene accompagnata da fuochi pirotecnici. La festa prosegue con giochi popolari come la cuccagna e una mega frittura di pesce azzurro.

Sulle Isole Tremiti si tengono i mondiali di pesca subacquea e il raduno internazionale di appassionati di barche a vela.

La Festa del Mare festeggia ogni anno l’istituzione della Riserva Marina, avvenuta nel 1989. Particolari è la festa di San Nicola di Mira, come anche il corteo medievale che si tiene nel centro storico di San Nicola, dove le associazioni culturali ripropongono uno spaccato di vita ormai passato.

Altre saghe da non perdere sono La Sagra Annuale dei Dolci Tipici.

Tremiti Festival è da anni un appuntamento per turisti per i residenti. Ad organizzare l’evento è Lucio Dalla, cittadino onorario delle Isole Tremiti.

Isole Tremiti - Fortezza della Badia

Situata sull’isola di San Nicola, la fortezza fu costruita da Papa Gregorio XII, per difendere
le isole dalle incursioni dei saraceni e dai pirati.
All’interno si trova l’Abbazia di Santa Maria a Mare che fu dapprima sotto i frati Benedettini,
poi i Cistercensi e i Canonici Lateranensi, i quali costruisrono le imponenti mura
della fortezza.

Isole Tremiti - Itinerari e luoghi di interesse

  • Fortezza della Badia
  • Tomba di Diomede
  • Abbazia di Santa Maria a Mare

Isole Tremiti - Tomba di Diomede

Sull’isola di San Nicola vi è una tomba di epoca ellenica chiamata ancora oggi la tomba di Diomede.

Particolare interessante della leggenda riguarda le diomedee (che i tremitesi chiamano arenne), caratteristici uccelli che popolano le falesie e le scogliere dell’arcipelago.

Infatti si vuole che questi uccelli, dal nome riconducibile all’eroe greco, siano i compagni di quest’ultimo trasformati da Afrodite per compassione (secondo varie versioni, tra cui quella di Dionisio di Alessandria) o per vendetta (secondo Virgilio).

In quest’ultima versione la metamorfosi dei compagni dell’acheo non è collegata alla morte dell’eroe, ma ai contrasti di questo con la dea Afrodite. La versione non virgiliana, che è anche quella più narrata, vuole invece che la dea per compassione verso il dolore dei compagni di Diomede li abbia trasformati in uccelli, appunto le diomedee, che con i loro garriti (simili ai vagiti di un bimbo), soprattutto notturni, continuano a piangere affranti la scomparsa del loro condottiero.

tratto da wikipedia www.wikipedia.it

Articoli correlati:

Leave your response!

You must be logged in to post a comment.